Egli giace sotto il peso degli incubi e delle visioni‚
giace in vista di tutto ciò che volentieri compirebbe.
DE QUINCEY‚ Confessioni di un oppiomane
Un’ode al litio‚ sí‚ una lode
per te metallo lieve ed alcalino
che fai del mio cervello un vasellame
ceramica del litio carbonato
“piccola pietra” della metallurgia mentale
che se ne va nel sangue‚ e suda‚ e asseta:
solo per te‚ o noradrelina
per te mia nuora‚ bella Adrenalina
mi profilasso‚ psichico‚ indefesso
infisso dentro il sale del depresso.
Come mi sento‚ chiedi‚ o mite limbo?
Come creatura inerte‚ mezza morta
che qualche evento elettrizzante scuote
sussulta a elettroshock da vivi
(soddisfazioni‚ orgasmi‚ turbative)
poi basta. Ritorna in Qohelet. E schiva.
Che neurotrasmettete‚ o mie sinapsi?
L’ombra di chi insegnava‚ calma
le chiavi piú ossessive del rancore
che ora limando bene mi riduce
morboso‚ claustrofilico‚ meschino.
Io sono l’orfano che vaga con i fiori
ma senza tomba‚ perché il mio vivo vive
mentre non moriranno mai‚ i miei lutti‚ mai!
Cosa vorrei‚ sorella Adrenalina
è amare infine gli altri‚ ricambiato:
come una voce che parla a chi l’ascolta…
