I. La Gloriette
L’ascesa alla Collina‚ Ventosa‚ silenziosa
è in simmetria lontana‚ specchiata nei sentieri.
E lei è là‚ seduta che non guarda la panchina
da dove grido un grido che non supera la china.
“Vieni! Di qui! Torniamo per di qua!”
per questi bei sentieri che non so dove si va
senza destinazione certa ma con una mia rotta
discesa in via di fuga dall’apollinea vetta.
Di là‚ verso il tramonto‚ io corro per scoprire
settecenteschi scorci‚ soli dell’avvenuto:
ma dopo le betoniere di un cantiere
c’è solo un altro bosco‚ che ondeggia verso me.
Ora che sono solo‚ e tu non sei con me
indietro non ritorno‚ fuori da questo stallo
e ascendo‚ intimamente‚ a gloria piccolina
di nitida bellezza‚ alta nella rovina.
II. Solitude
“Chi resta fermo gli altri van da lui”
predice la madame di libreria
e poco dopo allora‚ alla fermata
mi inchiodo‚ ma nessuno vien da me.
Alzo‚ al cielo quasi‚ la mia gola
ed urlo‚ muto lagno verso il buio
come un lupo nella piazza fredda
ululo alla ragnatela dei cavi elettrizzati.
In questo nuovo strappo di dolore
del normotimizzato spassionato
c’è il vampo caldo‚ il sangue nella pancia
lo schiaffo di euforie e rancori sulla guancia.
E dopo transe con Dioniso ed Apollo
recito solitario e mi abbandono
m’amo come una donna‚ calo a mollo
nella deriva trans che mi condono.
