Da ieri vorrei scrivere una Grande Meditazione sul Tempo non Vissuto:
in J.Edgar il vecchio Eastwood ancora lungamente pensa della vita e della morte
lui vecchio tutto vivo di emozioni vaste e riflessioni sulla Storia
e sulle intime disperazioni su quel modo tutto umano di interrompersi la vita
a un certo assurdo punto dell’infanzia o della giovinezza
morendosi da vivi come zombie
togliendosi il diritto ad un amore, a una condivisione del bene e della noia
come tre personaggi dentro al film
come quel dolore annidato nella retorica di una Nazione
che da sempre lotta contro orrore e perversione
macinando singole esistenze e inumando così il tempo
nella prosodia di un’oratoria che contrasti la pavida balbuzie.
Volevo scrivere la Grande Meditazione sul Tempo non Vissuto
ma poi a un certo punto tu dopo la doccia, nuda
mi hai messo sopra il letto che era mio e che adesso è nostro
e mi hai di nuovo costretto a un set di orgasmi
e io mi son dimenticato della mia intenzione
sino a che, aperta la finestra, ho respirato questa magistrale sera
di frizzante luna e tutti in una volta ho sentito i mille istanti che ho perduto:
un pomeriggio con i figli che mentre crescono li perdo
una lunga passeggiata dentro i boschi
respirando l’umido dell’erba e il soffice dei passi.
E quando son tornato dentro ho visto sopra il tavolino
tutti i miei libri ondeggianti in due o tre torri: Murakami, Wallace, Thoreau, Gadda
che volevo leggermi e non riesco
perché la mia vita passa e devo far faccende
e lavatrici, e lavorare su libri che non amo
e togliermi un capello bianco dalla maglia scura
rammaricarmi per tutto quello che non riesco a fare
e non ho fatto e mai farò con il terrore di quantificare:
le famiglie che non ho vissuto
il corpo da scolpire di bellezza
le nature da esplorare e da sentire
le musiche infinite da ascoltare
le cose dipinte e recitate da vedere
i bambini da ascoltare mentre parlano felici che li ascolti
che io non li ho ascoltati parlando scontento di parlare.
Io non voglio diventare come Clyde
Adone castigato ed astinente
ridotto a strascicarsi afasico e impotente
brutto dopo esser stato bello
schiavo dopo esser stato seducente
non voglio rinunciare a vivere ogni amore
disperandomi del Tempo non Vissuto.
Questa sera usciremo nella notte
a respirare un vento caldo di gennaio
che ha svegliato di fresco una pigra delusione
e parlerò con i miei figli tenendoti per mano
e poi tornati in casa cucineremo insieme il pasto
e poi sistemeremo tutto, pulito e riordinato
e leggeremo i nostri libri
e rivedremo ogni film bellissimo non visto.
Io non voglio altre domeniche così
senza Meditazioni e senza scrivere altri libri:
devo certificare che esistiamo
e che non siamo quello che sembriamo.
© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata
