è stata una notte complicata, l’altra notte
perché prima la caldaia ha preso ad insultare
con un TAC! TAC! che non voleva più switchare
caldo da caldo e mi ha riconsegnato al gelo
insonne, che, rabbrividendo, nel silenzio
di questa scatola di celle che è un palazzo
ho sentito una donna che piangeva
una donna che piangeva tanto, forte, per sentirla
io, sfondati muri e pavimenti!
Si disperava tanto e io che non capivo
da dove? per caso per sapere cosa fare
suonare, consolarla e dirle:
“Guarda che anch’io piangevo qui, due anni fa
per una donna, ed una donna poi la mia vicina
il giorno dopo mi ha suonato e ha chiesto:
“Cos’è successo? Che posso fare qui per te?”
Invece sono rimasto a letto e l’Antonella
nel sogno era in dark room con altri due o tre tizi
e li scopava ancora quando io arrivavo
e poi direi un eccetera pudico
perché il ricordo poi si fa un po’ opaco e porno
però era stupenda, lei, tripudio di erotica possanza
cosa che giorno per giorno non mi pare.
Stanotte invece, nel villaggio coniugale
ero già nei guai e per vendetta
pisciavo da grondaie sopra i passanti
nel mezzo della festa patronale…
Poi scoprivo ch’ero il regista di un bel film
senza saperlo mi vedevo nei titoli di coda
e allo spettacolo la Donatella si è seduta dietro
con le gambe lisciate di calze seriche eccitanti
e io, le braccia dietro come un prigioniero,
le prendevo le dita tra le mie, perché
eravamo amanti, e quindi furtivi ed eccitati
pieni di tristezza e privi di paura e di vergogna.
Gemente insonnia dopo apnea tremenda
m’agito per niente tutte queste notti
con pianti veri e sesso del passato e finto.
Così è questo febbraio di gelo, ghiaccio e neve.
La primavera ha una sua cifra inconoscibile, remota.
© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata
