stanze

Daniele Martino

in un ronzio di stronzo inconsistente oblìo

prostrato dentro ore interminabili
(ciascuna che dura migliaia di minuti)
me ne sto stordito assordato dal silenzio
circondato di rumori senza direzione
quasi ho paura perché non c’è nessuno
qui con me che ho dei terremoti dentro
e faccio il censimento delle tenerezze
uccise ed estirpate via:
quando ti sfilavo gli stivali mentre entravi…
quando aprivi la porta e poi sparivi, riluttante…
la tazza con la bimba dove bevevi nescafè
le poesie tradotte non per me ma date a me
tutte le cosucce rastrellate in una notte
le bamboline radiate cacciate dal mio pogrom
ti eri tirata tutta via da me
e allora io tiravo via ogni te da qua

anche se piango un poco, avaramente
dopo tanti giorni inariditi
a cosa vuoi che serva?
che tanto tu non lo saprai
scarnificata, morta di fame, nuda
mentre ti fai coprire in fretta da qualcuno
di cui ti importa poco o niente

tu mi hai lasciato fuori senza te
non mi hai fornito neanche un senso
una memoria da riappartenere a un noi:
è quello che realizzo come uomo senza amore
mentre mi fischiano le orecchie
in un ronzio di stronzo inconsistente oblìo

© Daniele Martino 2012 – proprietà letteraria riservata