Quando hai cominciato a cantare, tutto è cambiato. Tutto il tuo corpo, non più asciutto, era riempito dal suono, come una bottiglia può riempirsi di un liquido fino a traboccarne.
Una canzone, quando è cantata e suonata, acquista un corpo.
Una canzone, a differenza dei corpi di cui si impossessa, non è fissa nel tempo e nello spazio. Una canzone racconta un’esperienza passata. Quando la si canta, riempie il presente. Le storie fanno la stessa cosa.
In ogni canzone c’è distanza. La canzone non è distante, ma la distanza è uno dei suoi ingredienti, così come la presenza è un ingrediente di qualsiasi immagine.
Le canzoni parlano di esiti e di ritorni, di benvenuti e di addii. O, per dirla altrimenti: le canzoni sono cantate a un’assenza. L’assenza è ciò che le ha ispirate ed è ciò di cui parlano.
Le canzoni connettono, raccolgono e riuniscono. Di conseguenza sono punti di incontro anche quando non vengono cantate.
Le canzoni sono come i fiumi, ognuna segue il proprio corso – eppure tutte scorrono per raggiungere il mare da cui ogni cosa è venuta.
John Berger, Il corpo della canzoni; in La Lettura del “Corriere della Sera”, 31 agosto 2014; traduzione di Maria Nadotti

