un senzatetto è seduto sopra lo scalino
non chiede nulla, è lì, troppo vestito
un ragazzone arriva con un po’ di snack
gli somiglia molto, è come l’avatar
di un rovescio di fortuna, di Pietà:
insiste, e dopo un po’ le accetta
gli prende forte mano e braccio
appoggia la sua guancia e piange
per tantissimi minuti stanno lì, così
in teatro Antigone mi innamora delle attrici
delle spettatrici, delle danzatrici
di registe, coreografe e bariste
petali voluttuosi maturi di trentenni
voci vellutate, scure cui tentenni
piedi nudi sotto vesti bianche
capelli sciolti sulle schiene stanche
sussurri, tenerezze e grida
ellissi dell’intimità, libido che ti sfida
il teatro è un sogno che ti risveglia triste
catarsi della percettibile illusione
della Bellezza che sta nella visione
del dolce male di un corpo che riluce
che non si riduce
che ti scuce
dall’incantamento dell’errore
in cui insisti per fare a meno dell’Amore
© Daniele Martino 2023 | proprietà letteraria riservata
