stanze

Daniele Martino

la lettera

Oggi la lettera che scrivo a te
è cominciata nel silenzio della notte
del villaggio, del suo sabato tranquillo
protetto in una casa di legno, roccia e storie
in linea d’aria cinque metri sopra quella stalla
dove mio padre è nato e poi sopravvissuto
agli stremi della fame e degli stenti.

Non occorre che io pensi a me
ho solo un voto: essere 
normale, morale, naturale
essere gentile ed aiutare
ed accettare d’essere aiutato.

Il primo tocco di campana
arriverà alle otto.
La montagna immobile allarga il suo mantello
la Grande Madre di chi nasce, vive, muore e nasce…
La prima luce sta tornando
ed io mi sento ripulito, disponibile, capace.

E poi ritorna la sequenza
in cui tu, ignara dell’inquadratura
sorridi con grazia, cerchi con le dita
nella borsettina, fumi pacata
la tua sigaretta, godi del canto
tu bimba, madre di madre,
donna felice travolta dalla fine
di chi amavi: il sempre si è interrotto.

Non c’è nessun rumore, ancora
non vola neanche il falco, qui, per ora:
roteo in un’orbita che è larga, e lenta
ti vedo con dolcezza e ammirazione
in una danza di forza e determinazione…
Che strano risentire una speranza!
La rallento per ingannare l’illusione
mentre rintoccano le dieci del mattino

© Daniele Martino 2023 | proprietà letteraria riservata