la ripugnanza danza in ogni stanza
rinuncia ad ogni istanza:
fai lavatrici stendi e poi ritira
fai la spesa cucina e lava i piatti
aspira i peli della gatta, spaletta piscio e cacca
apri la scatoletta di tonno ed acciughine
all’alba appena sveglio e lava la lattina
la riluttanza ha un senso
perché sostanzialmente è raggiunta dignità
non è disgusto a ben vedere
quanto più precisamente una lagnanza
la rinuncia ad una esecuzione degli automatismi
che arginano un più sensato abbandonarsi
alla disgregazione, senza alcuna azione.
ma colgo l’ondeggiare vellutato dei capelli
la pelle morbida sotto il tuo maglione
il ginocchio scolpito dal collant velato
lo stivaletto nero che luccica pulito
i denti bianchissimi sotto il lucido rossetto
le dita magre lunghe e le unghie rosse
gli occhi verdissimi dietro le due lenti
mi accendo un luna park del bello
dentro una opaca riunione di lavoro
lampeggi di sensori ancora accesi
negli anfratti di un androide fuori uso
© Daniele Martino 2025 | proprietà letteraria riservata
