stanze

Daniele Martino

semidea piccina

ero a una fiera con la mia famiglia
(un Carnevale delle mie famiglie)
camminavo e camminavo
a terra rettangoli di ombre scure
come l’impronta-tomba di corpi piccolini
cancellati da una apocalisse nucleare
ma poi capisco: questo è il cimitero degli amori!
restano per sempre lì, marchi di esplosioni
che non riesci a seppellire mai, o riesumare

poi un turbine di veli arriva e fugge
in una danzante confusione di attrazione
mi porta via una ninfa in maschera:
corre e scivola lontano via da me
fuori dalla calca e da ogni lutto
ed io risento quella forza sconvolgente
che si può chiamare “amore”
sento quella cosa che ti toglie il senno
che riduce tutto il mondo a solo lei

mi porti a casa tua
mi baci con la lingua sino dentro
sei corpo, e sei di più e ancora
al mondo non c’è altro
che un’energia sessuale enorme
che penetra ogni cellula di tutto

poi arriva un dio: sorride e ti concede
tu sei troppo in effetti per un solo uomo
mi accoglie mentre vedo che la maschera l’hai tolta
e ti perdono tutto, semidea piccina

ora sì che mi ricordo cosa sia desiderare
ora mi rendo conto cosa sia perdere l’oblio

© Daniele Martino 2026 | proprietà letteraria riservata